Archeologia del quotidiano.
Impronte lasciate e trovate


Claude Marzotto
21-23 novembre 2012

Premessa

“Tu hai paura del futuro? – gli chiedo. – No – mi dice. – Anzi lo anticipo – dice. – Trasformo i consumi in archeologia”. (Giuseppe Pontiggia, intervista a Michele Provinciali in “Imago 12”, 1969).

Il workshop sperimenta la relazione tra l’etica della sostenibilità e l’estetica della traccia, attraverso la metafora del “carbon footprint” e alcune ipotesi di lavoro. L’attenzione per le impronte generate dai nostri comportamenti quotidiani può alimentare la consapevolezza dell’impatto ambientale dei più piccoli gesti. La sensibilità per le qualità espressive che l’usura conferisce agli oggetti implica un rapporto di empatia con la loro “biodiversità” e incoraggia un’interazione creativa con gli scarti, lontana dalla cultura dell’usa e getta. Più in generale la traccia, come indice della permanenza del passato sulla superficie degli oggetti, rende visibile e tangibile la durata a lungo termine dei prodotti di consumo, all’interno di un ecosistema materiale dove, com’è noto, “nulla si crea, nulla si distrugge, tutto si trasforma”.

Il laboratorio coinvolge gli studenti nello sviluppo di un linguaggio visivo in grado di raccontare la dimensione anche casuale del quotidiano e della vita degli oggetti, sul piano dell’empatia e della singolarità; in termini semiotici potremmo dire una poetica degli indici, diversa e per molti versi complementare al linguaggio universale e “standard” delle icone, e perciò capace di arricchire le nostre risorse grafiche, comunicative e progettuali.

Non è un caso che molti artisti e designer, dal Novecento a oggi, siano stati appassionati “beachcomber”, rastrellatori di spiagge e collezionisti di scarti. I principali riferimenti nella storia del design vanno alla New Bauhaus di Lázló Moholy-Nagy e György Kepes, promotori di un modello didattico che assimila il “processo del fare” artistico allo sviluppo delle forme naturali, in quanto tracce cioè diagrammi di un movimento organico; alla poetica degli oggetti grafici di Michele Provinciali (già studente della New Bauhaus); agli inesauribili esperimenti di Munari; alla creatività diffusa del bricolage e del “design anonimo”… Nella costellazione pressoché infinita delle ricerche artistiche fondate sulla traccia basti ricordare l’opera di Marcel Duchamp, la sua nozione di “differenza infrasottile” e il metodo applicato in Trois stoppage étalon (1913-14). Per un’analisi approfondita del “paradigma dell’impronta” nella storia dell’arte si rimanda agli studi critici di Georges Didi-Huberman.

Fasi di lavoro

Primo giorno.
Lezione introduttiva e dimostrazione delle tecniche grafiche d’impronta (timbri e stencil); raccolta di oggetti quotidiani, osservazione e rilievo delle tracce.

Secondo giorno.
Raccolta e archiviazione di un “inventario” condiviso di impronte del quotidiano; fabbricazione di un kit di matrici per la stampa (timbri e stencil).

Terzo giorno.
Elaborazione di un piccolo artefatto di comunicazione (poster-pieghevole).

Bibliografia

  • Vladimir Archipov, Design del popolo. 220 invenzioni della Russia post-sovietica, ISBN 2007
  • Lázló Moholy-Nagy, Vision in motion, Theobald 1947
  • György Kepes, Language of vision, Theobald 1944. Trad. it. Il linguaggio della visione, Dedalo 1990
  • Bruno Munari, Rose nell’insalata, 1974. Ristampa Corraini Editore
  • Bruno Munari, Xerografie originali. Un esempio di sperimentazione sistematica strumentale, 1977. Ristampa Corraini Editore 
  • AA.VV., Michele Provinciali, Gangemi Editore 2006
  • AA.VV., Provinciali, Alinari 1982
  • Georges Didi-Huberman, La ressemblance par contact : Archéologie, anachronisme et modernité de l'empreinte, Les Éditions de Minuit 2008. Trad. it. La somiglianza per contatto. Archeologia, anacronismo e modernità dell'impronta, Bollati Boringhieri 2009